• W2P

Diario di Viaggio: GIAPPONE

Aggiornato il: 19 mar 2019

Autore: Matteo Anzilotti

"Lo ammetto, pagherei oro perché Eva (la mia compagna) fosse qui con me, ora!".
"Probabilmente mi darebbe un “ceffone” perché guardo una ragazza bellissima, sexy, seducente, profumata (Chanel n.5)...Sono a rischio infarto...Ma che diamine, sono pur sempre un uomo! E comunque, ripeto: manca solo lei".

W2P - Blog | www.welcome2pisa.com

Un racconto, un'avventura, un diario, un'esperienza di vita in presa diretta. Sensazioni, riflessioni, emozioni, pensieri e parole scritte di getto, senza filtri. Quello che non ti dicono, e non ti diranno mai, le guide turistiche. Pronti? Allacciate le cinture che partiamo!


Finalmente riesco a scrivere qualcosa, senza il patema d'animo della connessione che va e che viene.

In questo momento sono sul treno super veloce “Shinkanzen(foto 1) di ritorno da Osaka verso Tokyo. Prima classe (350,00 Euro, gentilmente offerta dal nostro cliente). Ho un pochino di tempo per scrivere alcune impressioni.


Foto 1: Shinkanzen

Mi chiedete in tanti com'è il Giappone. Beh! A primo impatto mi verrebbe da dire che é esattamente come noi occidentali ce lo immaginiamo. Poi, inizi a girare per #Tokyo e ti accorgi delle differenze e, allo stesso tempo, delle somiglianze.


Iniziamo.

Tokyo é una #metropoli, se vogliamo "La Metropoli". E fin qui niente di che. Appena arrivi avverti quello schiaffo in faccia tipico delle cittá enormi, con immensi grattacieli ed un via vai di gente incredibile. Poi abbassi gli occhi e noti subito la prima caratteristica. La pulizia incredibile. Non una sigaretta, non una gomma, non una cartina, il pavimento stradale perfetto, costellato da una rete meravigliosa di binari per non vedenti che hanno davvero senso (e non come i nostri che non sai dove cominciano e non sai dove finiscono, poveri ciechi). Poi alzi leggermente lo sguardo e noti come nessuno, e sottolineo nessuno, stia fumando, noti anche che non ci sono né graffiti né locandine attaccate ai muri. Nota importante: io mi trovo a Ginza (foto 2) che è la via Montenapoleone di Tokyo ed infatti é un tripudio di negozi (anzi, palazzi) brand-tematici. Si va da #Gucci, ad #Abercrombie and #Fitch, #Bulgari e chi più ne ha più ne metta. Alcuni cartelli ti invitano (non ti obbligano!) ad evitare di fumare e gettare sporcizia in terra. E questo non solo perché da fastidio, ma perché il tabacco, una volta finito nel grande sistema fognario, alimenta la proliferazione di topi e, se ci soffermiamo a riflettere che Tokyo ha 19 milioni di abitanti in "centro" e 35 milioni in totale, si capisce che è bene seguire delle regole. E qui nasce il bello. Qui non si è obbligati a condurre un comportamento sociale, qui è naturale comportarsi in modo educato. Se vogliamo, agli occhi di noi occidentali, sembrano quasi "stupidi", ma poi ti accorgi di come è facile, in un giorno, entrare in quell'ottica e poi, sembrerà anche scontato, comportarsi in modo civico e civile ha il suo ritorno: è un piacere camminare per le vie di Tokyo.


Foto 2: Ginza



Uno dei primi elementi di impatto è ovviamente la lingua, che è davvero incomprensibile, sia nel parlato che nello scritto. Non c'è niente, ma niente, che ti riconduca con la mente a qualcosa di europeo, dove potresti percepire qualcosa; e rimani tramortito, specialmente se atterri di notte ed arrivi in albergo alle 02:15. Poi rifletti, e vedi che molte delle informazioni, dai cartelli stradali alle insegne dei negozi riportano la traduzione in inglese e ti senti parzialmente salvo (foto 3). Dico parzialmente perché capita, molte volte, di chiedere: <Do you speak english?>, e loro: <Just a little> (e pensi che va bene, un “little” è sempre meglio di un “nothing”) e poi iniziano a parlarti in giapponese…

Mi gioco il “Jolly” italiano della gestualità e ne esco soddisfatto perché, comunque, ci siamo intesi a vicenda.



Foto 3: Cartelli

Il primo obiettivo che ti poni, come neo turista in una nuova città, è come riuscirai a muoverti. Poco male, ci sono le cartine e c'è la metropolitana.


Primo problema. Le cartine sono quasi inutili, perché in Giappone, le strade non hanno nome, è tutto diviso in "Chome" (quartieri) (foto 4), isolati, e palazzi. Sta a voi intuire dove si trova il 2-7-6. Ma poi pian piano ci si arriva. Preparatevi a camminare molto. Poi c'è la metropolitana, grande perla del sistema di trasporto di Tokyo. I primi venti minuti sono di panico, poi, grazie alla meravigliosa semiotica (cartelli e simboli) giapponese ti muovi con una facilità incredibile e, paradossalmente, diventa il tuo punto di riferimento per spostarti ovunque. In sintesi, ti orienti meglio sotto terra che a cielo aperto.


Foto 4: Chome

Sono arrivato a Tokyo in uno dei periodi più caldi degli ultimi 40 anni e vi assicuro che è un trauma girare a piedi per ore, passando dai 38° con il 100% di umidità, ai 22° secchi dei centri commerciali, uffici, negozi e metro.


Prima tappa del mio tour solitario a Tokyo sono stati i "Giardini Imperiali" (foto 5 e 6). Magnifici. Esattamente come uno se li immagina. È stato bello mettersi a sedere su una panchina, cercando il refrigerio all'ombra di un albero, ed attaccare bottone con un anziano signore che parlava molto bene l'inglese. Abbiamo conversato della bellezza dell'Italia, del Giappone e delle grandi differenze tra le due nazioni, nonostante siano accomunate da una storia millenaria.


Foto 5: Giardini Imperiali

Foto 6: Giardini Imperiali

Seconda tappa è stata la “Sky Tree(foto 7), che permette la visuale di Tokyo da due livelli: 350mt e 450mt. Come dire, a volte è bello vedere le cose da un altro punto di vista. Tre ore di fila per salire; l'ascensore impiega 20 secondi per salire fino a 350mt. Un razzo da far male alle orecchie per la decompressione.

La visuale? Impagabile!!!


Foto 7: Sky Tree

Ieri sera, preso dalla voglia di visitare qualcosa di più tipico e un po' meno mondano, ho preso la metro e sono andato nel quartiere di “Shinjuku(foto 8) dove proliferano centinaia e centinaia di localini da strada, concentrati in un reticolo di stradine e palazzi bassi, meno soffocanti dei grattacieli di #Ginza. Tra una goccia di pioggia e l'altra, mi sono entrato in questo dedalo di stradine sempre con la meravigliosa sensazione di sentirmi, comunque, al sicuro. Mi sono fermato ad un chiosco con un bancone stile bar, che dava sulla strada, e che offriva “cane alla griglia” (foto 9). Niente inglese. Qualche mio gesto stile “ho fame!”, e mi hanno suggerito di prendere un mix di spiedini. Ottimo, al di la del fatto che non sono sicuro di cosa fosse, mi hanno detto che era cuore, lingua, bacon, spalla e qualcos'altro ma... Non ho indagato oltre.


Foto 8: Shinjuku

Foto 9: Chiosco con cane alla griglia

Oggi puntata di lavoro ad Osaka. Non ho visto una minchia, ma ci siamo fatti una meravigliosa scorpacciata di #sushi e #sashimi! (foto 10)


Foto 10: Ristorante

Un altro aspetto del Giappone, o meglio dei giapponesi, è la loro incredibile, quasi stucchevole, cordialità, gentilezza, ospitalità. Non ho visto un "ghigno" storto neanche a pagarlo. Ovunque entri sono sorrisi (molti per lavoro, ma altri sinceri).


Una cosa è certa: scordatevi di essere "originali" a Tokyo. Mai vista una città con una moltitudine così variegata di persone. Ognuna con il proprio stile (a volte discutibile...).


La cosa che si nota, specialmente a Ginza, è l'eleganza delle donne a passeggio: curatissime nei dettali dell'abbigliamento e, questo anche da altre parti, con quell'alone di pulizia che le contraddistingue. Alcune bellissime, altre inguardabili. Lo stesso vale per i maschi. Ah, comunque, nonostante ci provino, le #giapponesi "non sanno camminare sui tacchi!".


Ed è di fronte a tutta questa serie di dettagli che, comunque, capisci la tua diversità occidentale, e non lo dico in senso dispregiativo; semplicemente capisci che l'essere "italianamente espansivo" dia noia. Ma loro non te lo diranno mai, troppo educati.


Stasera cerco un biglietto aereo per Hiroshima. Quando cazzo mi ricapita di venire in Giappone? Fanculo i soldi (povero sono e povero rimarrò!). Credo che una visita ad uno dei simboli della memoria dell'umanità valga qualche sacrificio.


Una delle mie regole di vita fondamentali è una reinterpretazione del Manzoniano "Omnia Munda Mundis". Andando oltre il significato del #Manzoni stesso e di quel famoso "#Carneade", reinterpreto dal latino questa massima con un bel: <Dove ci sono i quattrini si sta bene!>. Molti di voi diranno: <Grazie al cazzo!>. In realtà il significato delle mie parole è un pochino più articolato.


Sono seduto fuori di un localino nel centro del quartiere di Ginza. Nota bene: come detto in precedenza Ginza è un quartiere lussuoso con due arterie principali che sembrano davvero la “Fifth Avenue” di New York (foto 11), ma con un reticolato di traversine secondarie costellate da localini "cool". Si va dal "#Pub" al #ristorante "#Francese", da quello "#Italiano" a quello "#Thai", e via dicendo. Sempre di alto livello (ricordo che siamo a Ginza).


Foto 11: Ginza

Bene, questo "localino" si chiama "Di Punto" (foto 12). Minuscolo, ho contato 12 coperti, molto caldo e carino che rimanda, ovviamente, allo stile mediterraneo. Credo che nelle loro intenzioni ci sia stata una leggera emulazione del “made in #Italy”, ma hanno inserito dentro un sacco di cosine #spagnole e giapponesi. Quello che è venuto fuori è meraviglioso. Musica “Chill-out”, che adoro, ed un “melting pot” incredibile di portate curiose.



Foto 12: Di Punto

Ho gustato quattro portate che farebbero invidia a degli chef italiani.

Nell'ordine: polpette con un sughino al pomodoro fantastiche, un piattino di gamberetti grigliati con una salsa Madrilena davvero squisita, un pasticcio, stile “Moussakà”, che era da leccarsi i baffi.

Ho terminato con due sorbetti alla pera, menta e vino bianco. Un delirio dei sensi.


Ed eccoci al mio "Omnia Munda Mundis": in ogni parte del mondo, dove girano i soldi (o, meglio, ove non patisci la miseria), dove c'è gioventù e voglia di "make #Experience", vedi che nascono cose fantastiche. E tutto questo è meraviglioso.


Nel frattempo hanno accomodato accanto a me un ragazzo. Ci siamo guardati subito capendo che eravamo entrambi #europei ed abbiamo iniziato a chiacchierare. Che bello! In centro a Tokyo, in un locale assurdamente misto, che parli con un #belga che abita ad Hong Kong e lavora a Tokyo. Questo è il bello di viaggiare!


Purtroppo, come spesso accade, anche qui sorge una nota dolente che deriva dal fatto di viaggiare da soli. Già, perché non c'è niente di più bello che poter condividere le cose belle della vita con altre persone.


Lo ammetto, pagherei oro perché Eva (la mia compagna) fosse qui con me, ora.

Probabilmente mi darebbe un “ceffone” perché: guardo una ragazza bellissima, sexy, seducente, profumata (Chanel n.5), vestita benissimo, fisco perfetto, occhi da cerbiatto, bocca carnosa, seno naturale e abbondante, sui 25 anni, seduta al bancone davanti a me, che ricambia il mio sguardo, mentre assapora un bicchiere di "Sassicaia" (foto 13). Sono a rischio infarto...Ma che diamine, sono pur sempre un uomo! E comunque, ripeto: manca solo lei.

Ps: questa cena, con due birre, è costata 23.00 Euro. Col cazzo che a Lucca, Milano o Roma, si mangia così (con tutto il rispetto per la mia amata città)!


Foto 13: La ragazza Chanel n.5

Epilogo.

Bene, eccoci qua! Anche questa esperienza ormai sta volgendo al termine.

È passata una settimana esatta dal mio arrivo e, con rammarico, devo ammettere che iniziavo ad ambientarmi proprio adesso. Amen. Fa parte del gioco e del mio lavoro. Nessun rammarico comunque, perché è stato davvero entusiasmante. E poi, detto “inter nos”, ho i miei buoni motivi per tornare a casa!


È stato "colorato", "profumato", "rumoroso", "luminosissimo", "caldo", ma soprattutto "umido".

Ho fatto un breve calcolo ed ho bevuto una media di 6 litri di acqua al giorno.

Il mio nefrologo mi ringrazierà.


Detto questo, mi faceva piacere condividere con voi alcuni piccoli particolari su cui mi sono soffermato passeggiando, e stando due giorni interi in fiera. Le butto così, come mi vengono.

Le giapponesi hanno le dita dei piedi lunghissime. Sembrano “E.T." è incredibile!

La stragrande maggioranza di loro tende a colorarsi in modo variegato le unghie dei piedi (un colore diverso per ogni unghia) e le mani hanno tutte unghia finte, tendenzialmente molto lunghe.

Le giapponesi, e sottolineo il genere femminile perché non ho riscontrato lo tesso negli uomini, soffre di alitosi pesante.


Passeggiando ho riscontrato come ci sia anche qui un fenomeno che personalmente, anche se mi fa essere fiero da un lato, tende a farmi sorridere: fare i fighi usando nomi italiani o che, e qui viene il peggio, abbiano un'assonanza con l'italiano. Il risultato è una serie di negozi, che vanno dalla boutique di moda, al fornaio, al pizzaiolo, all'arredamento, con nomi assai improbabili come "Catini", "Borsati", "Desse", "Di Punto" e così via, solo per il piacere di sentire una fonetica lontanamente italiana.

Rettifico un post precedente. Alcuni cartelli "invitano" a non fare qualcosa, ma ce n'è una marea che ti "vietano" di fare qualcosa.


Pur essendo uno che, avendo poco tempo a disposizione, tende a vedere molte cose, il più possibile, tuttavia ieri ho perso due ore all'interno del palazzo della “#Yamaha” (strumenti musicali), suonando tutto quello che mi capitava a tiro.


Ieri sera sono andato nel quartiere di Shibuya. Ero stanco da morire, ma ne valeva davvero la pena. Scendo alla stazione Hachiko (foto 14) (che prende il nome dal famoso cane su cui hanno fatto anche film con Richard Gere, come ricorderete) e mi trovo di fronte al delirio. Una fiumana di persone, un formicaio umano che incredibilmente fluisce e confluisce da tutte le strade che ruotano intorno a "all'incrocio più famoso del mondo". Avevo letto di un ristorante tipico dove facevano il pollo in cento modi diversi.


Foto 14: Statua di Hachiko

Consulto la cartina, certo di essere vicino, ma evidentemente ho la faccia di un'ebete che si è perso.

Si avvicina una "signorina" (foto 15) che mi "biascica" qualcosa ed io:< Sorry, I can't speak Japanese at all..> e lei: <No problem, speak Japanese and Korean!> …?!?!


Seguono 10 secondi di silenzio, lei rompe gli induci facendo segno, con le mani, se vogliamo "stare insieme" (respiro profondamente, mi concentro su Eva, il suo ceffone, e che mi manca da morire…) .


Foto 15. La "signorina"

In quel momento alzo gli occhi e vedo la strada costellata da una serie incredibile di "signorine"

(foto 16) che, dubito, stiano aspettando l'autobus, almeno non quel tipo di autobus che intendiamo a cose normali. Respiro profondamente e visualizzo di nuovo Eva…Che ripeto, mi manca tanto! Preso da un leggero imbarazzo declino l'invito dicendo che ho troppa fame (una scusa del cazzo…accidenti a me!). Le mostro la piantina con il ristorante, e lei (delusa ed amareggiata) mi indica la direzione.


Foto 16: Le "signorine" dell'autobus

Ristorante fantastico e cibo squisito. In sequenza e senza pause: doppia porzione di tutto (fanculo, ho uno sballo ormonale da placare!). Spiedini di pollo e cipolla, piattone di pollo fritto in salsa giapponese.

Ecco, qui il mio cardiologo invece non ringrazia affatto! E poi la statua di “#Hachiko”. Penso “Che bello”! Lo so, sembro scemo…Ma sono in Giappone da solo, quindi…


A Tokyo non ho visto una zanzara, una mosca, un cane o un gatto.

Sui secondi due, posso capire anche il perché (forse li mangiano), ma con le prime due?

Vabbè chi se ne frega!


Bene. È quasi ora di prendere il taxi verso l'aeroporto.

Ci sarebbero altre cento cose da dire, ma in fondo questi sono post di “#Facebook” e non un “Blog”.


(Voce fuori campo del #Blogger: <Ora è tutto in un #Blog. Cazzi tuoi!>)


A tutti gli altri dico: fateci un salto... Merita!!!

A presto e #Sayonara!

by Matteo Anzilotti (foto 17)



#W2P #welcome2pisa #Anzilotti #Giappone

169 visualizzazioni
Irene  +39  351 178 7083
Carmen  +39  351 227 4186